Corriere Valsesiano > Attualità > Mercatone Uno: la protesta e la testimonianza dei dipendenti del punto vendita valsesiano
Attualità Bassa Valle -

Mercatone Uno: la protesta e la testimonianza dei dipendenti del punto vendita valsesiano

Erano tantissimi, lunedì 3 giugno, a protestare davanti all'ex punto vendita di Romagnano

Erano tantissimi, lunedì 3 giugno, a protestare davanti all’ormai ex Mercatone Uno di Romagnano, anch’esso coinvolto, come gli altri punti vendita, nel fallimento della holding Shernon, che aveva rilevato la catena nel novembre del 2018 e che di fatto è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano il 23 maggio scorso.
Lavoratori, commessi, ma anche fornitori, rimasti senza lavoro e senza reddito, e persino qualche cliente, a cui non sono mai arrivati i mobili acquistati, si sono ritrovati alle 15 sotto il sole cocente per far sentire la loro voce e richiamare l’attenzione dei media e delle persone che non sanno in quale situazione le famiglie coinvolte si trovino.
«Siamo praticamente in una situazione congelata» ha detto il portavoce dei lavoratori romagnanesi Marco Bergamini. «Non possiamo nemmeno cercare un altro lavoro, in quanto ufficialmente siamo sospesi. Non possiamo fare nulla, la situazione è a metà tra il drammatico e l’assurdo».
Oltre a segnalare che «la situazione è stata gestita molto male, in maniera approssimativa», le persone coinvolte lamentano il fatto di essere state avvisate nella notte del 23 maggio tramite un messaggio su Whatsapp, denotando quindi «con poca professionalità e scarso interessamento al lato più umano della vicenda. Era l’una e mezza di notte» prosegue Bergamini «il cellulare ha squillato ed era il messaggio che diceva che la Shernon era fallita, e noi tutti a spasso. Oltre al danno, la beffa di essere avvisati via Whatsapp».
Le condizioni poste agli addetti per poter lavorare con Shernon sono state la firma di un contratto a orario ridotto da 20, 24 e 28 ore settimanali, quindi un ulteriore sacrificio richiesto ai dipendenti, come ha fatto notare Stella Cepile, rappresentante sindacale della provincia di Novara, che lunedì è arrivata assieme ad altri rappresentanti della categoria per dare appoggio alla protesta.
Insieme ai rappresentanti dei sindacati, a esprimere la loro solidarietà sono stati i dipendenti degli altri punti vendita del Piemonte, giunti da Caltignaga, Trecate e Pombia, che hanno portato la loro testimonianza e che daranno voce alla loro protesta nei prossimi giorni, presso le sedi dei loro paesi.
Erano presenti anche le autorità locali, il sindaco Alessandro Carini e l’ex sindaco di Grignasco Roberto Beatrice.
Anche Attilio Pasulo, segretario della Camera del Lavoro di Novara, ha espresso indignazione per come i lavoratori sono stati trattati, per le mille promesse non mantenute che hanno adesso il sapore amaro della presa in giro.
«E pensare che i responsabili ci dicevano che erano lì per noi, che lavoravano per trovare una soluzione sette giorni su sette. Ci sentiamo presi in giro e non sappiamo come dare un futuro ai nostri figli» hanno affermato i lavoratori presenti.
Hanno espresso vicinanza anche i rappresentanti de «La Sinistra» della sezione Valsesia, che si sono schierati dalla parte dei dipendenti.
Dalla segreteria regionale del Partito Democratico del Piemonte è giunta una mail del segretario, Paolo Furia, e del Responsabile Lavoro, Enzo Lavolta, che parla apertamente di preoccupazione per l’evolversi della situazione es esprime l’auspicio che il ministero competente intervenga e proceda per mantenere gli impegni presi nello scorso mese di maggio. Nella mail si legge inoltre «Chiediamo infine a gran voce che sia garantita, e soprattutto in tempi celeri, la cassa integrazione straordinaria ai circa 1.800 lavoratori e lavoratrici impiegati nelle diverse sedi ubicate nel territorio nazionale, auspicando che tutte le forze politiche facciano sentire il proprio sostegno in questa delicata vicenda che sta colpendo il nostro territorio, con l’obiettivo di attivare e rendere disponibili nell’immediato le misure di ammortizzatori sociali necessari, nonché di giungere a elaborare un vero piano di reindustrializzazione, a partire dalla restituzione del ramo d’azienda dalla Shernon alla Mercatone Uno».
I punti vendita coinvolti sul territorio regionale sono 8, i lavoratori interessati da questa vicenda ben 250.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notizia precedente
Notizia precedente
Un evento di portata nazionale (hanno aderito oltre 80 Diocesi...