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La Valle in lutto per la scomparsa di Daniele Curri, lo «zio del carnevale»

Con Daniele, Varallo e la Valle tutta perdono una grande persona

Una folla immensa e immensamente triste ha dato l’ultimo saluto, mercoledì 5 giugno in San Gaudenzio a Varallo, a Daniele Curri, mancato lunedì a 59 anni. E’ stato il vescovo mons. Brambilla a celebrare i funerali. Con Daniele, Varallo e la Valle tutta perdono una grande persona, che si è sempre data da fare su tantissimi fronti.
Direzione e Redazione del Corriere Valsesiano si stringono alla famiglia in questo momento di grande dolore.

Il Carnevale di Varallo piange una delle sue figure più iconiche, non solo un presidente per otto anni (dal 1990 al 1998) ma un vero «appassionato» che negli anni ha continuato a dedicarsi alle tradizioni varalline mosso da una profondo sentimento per il «suo» territorio.
In una delle ultime occasioni dello scorso Carnevale 2019, io e il Ciambellano (Gianni Nettis), ridendo, lo abbiamo affettuosamente apostrofato, chiamandolo «zio del carnevale»: una definizione scherzosa a cui Daniele non ha posto obiezioni, tant’è che anche nei (purtroppo pochi) altri momenti che abbiamo condiviso nei primi mesi di quest’anno, lo abbiamo chiamato nello stesso modo, suscitando in lui un sorriso compiaciuto.
Daniele era davvero lo «zio» del Carnevale: un «grigione» ancora giovane, pieno di entusiasmo e voglia di divertirsi, che non mancava però di spronare tutti con quel suo modo unico, a volte un po’ diretto, ma che nascondeva tanta voglia di «preparare» una nuova generazione a portare avanti al meglio le tradizioni.
Daniele non perdeva occasione per ricordarci aneddoti passati, storie quasi dimenticate, situazioni e momenti di carnevale e di vita sociale varallina che in noi giovani suscitavano sempre grande curiosità ed emozione.
Spesso ci siamo ritrovati in autunno, nello studio di Daniele o nella sua taverna, con l’intenzione di iniziare a organizzare la «serata culturale», per poi finire a sfogliare libri e pubblicazioni carnevalesche e non, mentre ascoltavamo rapiti Daniele e i suoi racconti.
La «serata culturale» era davvero uno di quei momenti che «accendeva» in Daniele un fuoco: lui era l’anima di questa manifestazione, ci teneva così tanto che nei giorni precedenti l’iniziativa era un continuo telefonarsi e mandarsi messaggi per definire dettagli e apportare gli ultimi ritocchi.
Nella serata culturale Daniele riusciva a esprimere, con la sua grande passione per la musica e il canto, tutto l’amore che provava per le tradizioni varalline: sue sono alcune delle più belle canzoni pubblicate nel cd del carnevale presentato lo scorso anno, canzoni sia scritte, sia interpretate da Daniele insieme al «suo» gruppo, i Cabarettanti.
Con Daniele se ne va una delle anime più attive della vita sociale e associativa varallina: come non ricordare, rimanendo solamente in ambito carnevalesco, il suo impegno come cuoco della paniccia, attore del Processo, autore insieme ad altri del Testamento di Marcantonio, componente della Commissione Lum d’Argento, ma il suo impegno si poteva estendere a quasi tutti gli appuntamenti, per esempio durante la Carnevalàa Daniele era da anni il fautore della selezione musicale per l’emozionante girotondo finale attorno al fuoco.
Da presidente del Comitato era stato promotore del libro «Fumo di Paniccia» pubblicato nel 1994, ed è bello riportare qui di seguito alcune delle parole che Daniele scriveva nella presentazione del volume, parole che rappresentano appieno la sua visione di vita sociale in un paese come Varallo: «Un concetto condiviso da molti è quello che non solamente i grandi fatti e i grandi uomini meritano di essere citati e ricordati, ma tutto quello che fa parte della vita di una comunità, in tutti gli aspetti sociali e rappresentativi, deve essere trasmesso alle future generazioni per l’uso che ne riterranno opportuno fare».
Caro Daniele, il tuo impegno, la tua dedizione, la tua perseveranza nel voler valorizzare mantenere vivo e presentare al meglio il nostro territorio e le sue tradizioni rimarranno nel cuore di molti e saranno come un faro futuro a cui guardare e dal quale prendere esempio.

Simone Mancini
(Marcantonio 2019)

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