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Il volontario CRI nelle riflessioni del presidente Pier Franco Zaffalon

Si è perso di vista il fare gruppo, si viene in Comitato, al di fuori del turni di servizio, sempre meno

L’assemblea annuale del Comitato Croce Rossa Italiana di Borgosesia ha proposto, per discutere il bilancio, dati, numeri, cifre, costi e ricavi di esercizio. L’incontro è stato però anche l’occasione per sviluppare riflessioni e considerazioni sul ruolo del volontario, sull’interpretazione e la definizione di comportamenti e atteggiamenti di chi dedica a titolo gratuito tempo, competenze e sostegno agli altri, al territorio.
Ed è stato il presidente Pier Franco Zaffalon a dare spazio, nella sua relazione, a valutazioni e osservazioni sulle relazioni volontario-associazione, singolo-gruppo, persona-attività.
Un’analisi autocritica partita dalla sottolineatura della nuova forma giuridica della CRI, che come Onlus «deve avere struttura e organizzazione come un’azienda, che prevede entrate e uscite, costi e ricavi, un bilancio in pareggio, pena il fallimento e il commissariamento».
Ma Zaffalon si è soffermato soprattutto sulle relazioni umane dell’associazione, affermando che «si è perso di vista il fare gruppo, si viene in Comitato, al di fuori del turni di servizio, sempre meno, si partecipa poco ai momenti assembleari, troppe volte diamo priorità alle nostre esigenze, dimenticando i sette principi che dovrebbero nutrire la nostra vita all’interno dell’associazione».
E ancora sul tema delle relazioni interpersonali: «Dobbiamo far crescere il senso di appartenenza, la solidarietà tra associati nell’istituzione, lo sforzo di comprensione e condivisione, anziché alimentare divisioni, ostilità e opposizioni, il più delle volte originate da mancanza di conoscenza, da divulgazione di informazioni non veritiere».
Puntualizzazioni sono state dedicate anche ai doveri e ai comportamenti del volontario in divisa: «Abbiamo cercato di dare un’impronta più professionale all’attività dei volontari, impronta che in tanti non hanno capito o accettato. Nascondersi dietro la scritta “volontario” non ci esonera da responsabilità anche penali. Quando usciamo dalla sede per servizi, siamo sotto gli occhi di tutti, che osservano e valutano il nostro operato. E per questo abbiamo, con il responsabile sanitario e il direttivo, approfondito il tema formazione, rivalutando tutti i volontari che svolgono attività di emergenza. Questo non è stato capito o gradito da tutti. L’azione messa in atto mira a individuare eventuali lacune nella formazione individuale e a correggerle, per migliorare il servizio offerto».
E poi il tema dell’invecchiamento delle forze attive del Comitato: «Qualche forza nuova è entrata» ha detto Zaffalon, «ed è a loro che rivolgo un caloroso appello affinché diano maggiore disponibilità per le attività istituzionali. Il volontario CRI non nasce centodiciottista; purtroppo inderogabili esigenze maggiori qualcuno lo fanno diventare. Ma ci sono attività, anche se ritenute meno importanti, che richiedono comunque il vostro impegno. Mi riferisco a quei servizi del fine settimana che si fa fatica a coprire, perché danno meno gratificazione personale, ma vanno comunque assicurati. Pensiamo per esempio alle manifestazioni legate al Carnevale, agli eventi sportivi che richiedono sempre più assistenza».
E la dolente nota sulla situazione economica non poteva mancare, lamentando la irrisoria cifra che si incamera con la quota Irpef del cinque per mille: «Siamo più di trecento associati e sostenitori, pertanto se una buona parte di loro devolvesse la quota alla CRI avremmo somme ben più consistenti dei 1.096 euro dello scorso anno. Divulghiamo all’esterno questa possibilità di sostenere il nostro Comitato».

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