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Gita a Genova tra arte e scienza per gli studenti del «Ferrari»

Visita alla mostra di De Chirico e all’Università degli Studi

Nelle settimane scorse le classi 5ªS A e 5ª B del Liceo «G. Ferrari» di Borgosesia hanno trascorso a Genova una giornata, organizzata dalle prof. Maria Teresa Maglione e Marianna Spunton, all’insegna dell’arte e della scienza. Nella mattinata, presso le sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, si è svolta la visita alla mostra «Il volto della metafisica». Le opere esposte sono state realizzate da Giorgio De Chirico durante l’intera carriera artistica e uno dei dipinti di maggior rilevanza è «Le muse inquietanti». Il pittore è il maggior esponente della metafisica, corrente legata al pensiero di Aristotele e agli aspetti della realtà non percepibili dai sensi.
All’interno della produzione artistica di De Chirico sono rappresentati i temi dell’inconscio, del sogno e del surreale, inseriti all’interno dei grandi panorami delle città italiane, tra cui Ferrara, luogo di origine della metafisica.
Nel pomeriggio la visita è proseguita all’Università degli Studi di Genova, facoltà di Zoologia e Biologia Molecolare. Dopo una breve introduzione del docente universitario Stefano Schiaparelli, all’interno di uno dei laboratori è stato possibile osservare la tecnica di sequenziamento di tratti di DNA, al fine di classificare gli organismi marini in base alle loro analogie e omologie con altri precedentemente studiati.
Il docente ci ha poi donato una fibra ottica naturale di spicola silicea, ricavata da una spugna di mare, analizzata successivamente a scuola con il microscopio ottico. Questa spugna marina si è adattata, attraverso l’evoluzione, al clima particolarmente ostile dell’Antartide, dove vive in simbiosi con le Diatomee, alghe unicellulari comparse circa 145 milioni di anni fa.
Queste ultime, catturando la luce veicolata dalla fibra ottica della spicola, riescono a svolgere il processo di fotosintesi.
In seguito, è stato possibile visionare le attrezzature e gli indumenti utilizzati dai ricercatori nella base italiana in Antartide, accompagnata da relativa spiegazione delle procedure e delle modalità seguite nelle spedizioni.
Siamo stati colpiti dal fatto che durante gli inverni antartici la temperatura arriva a -90 gradi, tanto che i pesci, nell’arco dell’evoluzione hanno sviluppato gli adattamenti necessari per far fronte a condizioni particolari: temperature più basse del punto di congelamento dei loro fluidi corporei, ma anche scarse e sporadiche quantità di nutrimento. I pesci antartici ci mettono a disposizione strumenti che, attraverso i significati funzionali dell’adattamento fisiologici, biochimici ed ecologici, possono aiutare a comprendere l’evoluzione. Questi fattori non sono solo utili per lo sviluppo delle conoscenze, ma anche preziosi per permetterci di analizzare in che modo organismi altamente specializzati, come la spugna di cui sopra, reagiranno alle alterazioni ambientali causate dall’uomo. La giornata è stata un piacevole connubio tra due discipline e ci ha dato modo di spaziare dall’arte alla scienza, che spesso sono due modi diversi di osservare e percepire una stessa realtà.
Giulia Pasqualin, 5SA

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