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Fondazione Valsesia, per sostenere lo sviluppo di tutto il territorio

Lunedì 3 giugno la Fondazione si è ufficialmente presentata a tutta la comunità

Lunedì 3 giugno la Fondazione Valsesia si è ufficialmente presentata a tutta la comunità in un evento che ha coinvolto professionisti e autorità locali e un folto pubblico. L’ente non profit nasce dalla consapevolezza che per sostenere il territorio e la sua popolazione e far sì che iniziative benefiche legate a settori diversi vengano attivate è necessario che la collettività stessa sia disposta a investire sul proprio sviluppo e che vengano investite risorse «dal basso» valorizzando la cultura della solidarietà e del bene comune.  L’obiettivo della Fondazione Valsesia, come ha ricordato in apertura la presidente Laura Cerra, è quello di riuscire a sfruttare tutte le risorse del territorio e delle persone che ci vivono, promuovendo sinergie solidali e ponendosi come «facilitatore» per la realizzazione di progetti e di interventi ma anche come interlocutore di chi è disposto a fare donazioni. La Fondazione è supportata da un Consiglio d’amministrazione che lavora a titolo gratuito e di cui fanno parte, pro tempore, oltre a Laura Cerra, Davide Franchi, Dorino Locca, Emanuela Buonanno, Piera Goio, Arduino Vettorello, Luciano Zanetta e Carlo Stragiotti (segretario generale).
Una iniziativa molto ambiziosa, ma è il modo migliore con cui un territorio possa prendersi cura di se stesso e, così come ha detto Emanuela Buonanno, è anche la strada giusta per creare una Valsesia unita.
Tra i primi a credere a questo progetto, i sindaci di Borgosesia, Paolo Tiramani, e Varallo, Eraldo Botta, che hanno fin da subito fornito un significativo supporto.
In rappresentanza dei primi due enti promotori della Fondazione Valsesia lunedì pomeriggio erano presenti i presidenti di Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, Fernando Lombardi, e Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo. Sono stati i primi che hanno contribuito sia alla costituzione del patrimonio iniziale sia al conferimento di risorse per la fase di promozione e avvio. Entrambi hanno sottolineato la collaborazione virtuosa che si è instaurata fra i due organi e con il Consiglio d’amministrazione della Fondazione nella quale vedono le giuste caratteristiche perché ottenga un grande successo.
Guardando ai giovani il rettore dell’Università del Piemonte Orientale Giancarlo Avanzi ha detto di ritrovare nei valori costitutivi della Fondazione gli stessi dell’università che dirige: «La solidarietà, l’inclusione, la cultura, lo sviluppo».
Quando ci si trova a gestire una fondazione di comunità è importante che si valutino correttamente possibilità e disponibilità delle persone con cui si ha a che fare: l’hanno spiegato Cesare Ponti e Maurizio De Paoli.
Ponti, che amministra la Fondazione di Comunità del Novarese Onlus, nata 19 anni fa, si è detto convinto che le Fondazioni di Comunità siano una risorsa per il territorio, osservatori privilegiati per aiutare i cittadini, ma anche un fondamentale incubatore di idee utile per i progetti delle associazioni. Perché una macchina di questo tipo funzioni bisogna però incontrare le persone e le associazioni sparse sul territorio per scoprirne le necessità e le possibilità ed è importante che si mantenga con esse un rapporto di fiducia e di trasparenza. Molto utile anche l’intervento di De Paoli, presidente della Fondazione comunitaria del Verbano Cusio Ossola, che ha portato una testimonianza concreta di come un ente di questo tipo sia in grado di rispondere alle esigenze del territorio solo se è in grado di ascoltare le persone e di trasmettere l’importanza della cultura del dono.
L’incontro di presentazione si è concluso con gli interventi di alcuni esperti. Renata Antonini (responsabile della socio-assistenza di Unione Montana), Luca Vannelli (presidente Centro Territoriale Volontariato Biella Vercelli), Marco De Marie (responsabile Area Filantropia e territorio della Compagnia di San Paolo) e Luca Caratti (presidente del Consiglio provinciale dei Consulenti del lavoro di Vercelli) hanno sottolineato alcune necessità da cui non si può prescindere quando si lavora sullo sviluppo di un territorio: contrastare la dispersione territoriale, costituire un database di tutte le associazioni non profit in modo da evitare sovrapposizioni e per unificare progetti e iniziative rivolti ai medesimi bisogni, «semplificare» iter e passaggi, da una parte riduce la complessità per le donazioni sia dei prevedere agevolazioni fiscali per chi compie donazioni a fondazioni, valorizzazione le risorse umane con iniziative di orientamento e comunicazione.

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