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Da Riva Valdobbia alla «Crociera aviatoria del Mediterraneo Orientale»

Alberto Giacomino, sergente pilota con Balbo e De Pinedo

La Valsesia, ben rappresentata dall’aquila che sovrasta, sullo storico vessillo, le montagne in segno di protezione, terra di Alpini, di scalatori e arrampicatori, abitata da persone coriacee e nel contempo determinate, ha vissuto attivamente tutti i passaggi storici della nostra Italia: dall’esercito di Napoleone alla partecipazione, dopo l’8 Settembre del 1943, alla Resistenza. I valsesiani si sono fatti riconoscere ovunque per il loro temperamento, prima migrando in molti Paesi del mondo portando con sé arte e mestiere, poi nei vari conflitti della Prima e Seconda Guerra Mondiale, dimostrando affidabilità e tenacia, sempre e solo mantenendo i piedi ben saldi a terra: ciò a causa della reverenda apprensione che il mare gli provocava.
E chi lo avrebbe mai detto che tra tanti valorosi valsesiani, seppur timorosi dall’acqua del mare, ve ne fossero alcuni che si sarebbero distinti nei cieli d’Europa?
La storia del volo vede un nostro conterraneo impegnato già nel periodo pionieristico dopo che, emigrato da Rimella, approdò in Inghilterra agli inizio del ’900.
La storia è raccontata da Mirko Aliberti nel suo libro «Il meraviglioso volo di Giovanni Battista Manio», edito dall’Istituto di Storia per la Resistenza e la Storia Contemporanea, di Varallo.
Manio non fu il solo «pilota» valsesiano a essersi cimentato ai primordi dell’era del volo. Gli studi che oggi Aliberti sta affrontando per il suo nuovo libro, grazie a quelli iniziali dell’avvocato Enzo Barbano, riguardano le valorose gesta di un altro aviatore, nato nell’anno del volo poco prima che i Fratelli Wright dessero definitivo inizio allo sviluppo dell’aereo.
Alberto Giacomino di Riva Valdobbia, classe 1903, appena maggiorenne si iscrisse volontario nei ranghi della nascente Regia Aeronautica. Venne inviato alla scuola idrovolanti di Passignano, sul lago Trasimeno, dove conseguì le sue prime licenze aeronautiche distinguendosi da subito per carattere e temperamento: caratteristica, questa, che lo contraddistinse per tutta la sua carriera. Era il 1927 ed in pochi mesi venne nominato pilota di idrovolante. Da quel momento la sua carriera fu fulminea, corredata da ricche esperienze di volo, oltre che personali, che lo fecero crescere acquisendo alti valori umani e militari. Molti, ancora oggi, ricordano come attendevano il suo rientro a casa, nei giorni di licenza, per ascoltare i suoi racconti e le sue avventure in volo.
Nel giugno del 1929, novant’anni fa, l’allora sergente Alberto Giacomino venne gratificato per il suo impegno ricevendo convocazione a partecipare alla Crociera Aerea del Mediterraneo Orientale, organizzata da Italo Balbo e Francesco De Pinedo. Erano gli anni più luminosi della Regia Aeronautica. Questa, incalzata dalla propaganda voluta da un partito Fascista in piena ascesa e dal crescente desiderio di primeggiare sui cieli mondiali, divenne porta bandiera dello sviluppo nazionale. Tutto il mondo osservava i grandi progetti «balbiani» determinati a compiere voli in formazione con imponenti numeri di idrovolanti, vanto dell’industria aeronautica e militare dell’epoca, anche se la reale situazione industriale non era all’altezza di quanto veniva «pubblicizzato».
Domani, sabato 8 giugno, presso «Volandia Parco e Museo del Volo», nelle vicinanze dell’aeroporto di Malpensa, si terrà una conferenza sul 90° anniversario della Crociera del Mediterraneo Orientale, tenuta da illustri storici del settore, i Professori Gregory Alegi, Enrico Leproni, Paolo Waldis e Sergio Coniglio. Un evento importante per gli appassionati della storia del volo e anche per i valsesiani per onorare un loro concittadino che ha avuto la fortuna di compiere la memorabile impresa. I 32 idrovolanti, tra cui lo S55 191-2, della 191ma Squadriglia di Brindisi, ai comandi del tenente Sordi e del sergente Giacomino, decollarono da Taranto il 5 giugno 1929. Completarono il primo tratto ammarando davanti ad Atene per poi proseguire verso Costantinopoli, con sorvolo dello Stretto del Bosforo, Varna, Odessa e poi ancora Costantinopoli ed Atene per far rientro in Italia il 18 giugno con tutti gli onori del caso.
Il sergente Giacomino ebbe l’onore di pilotare il Savoia Marchetti S55, emblema dell’Aeronautica dell’epoca: l’idrovolante, progettato dall’ingegnere Alessandro Marchetti, nato a Cori nel 1884, negli anni a seguire avrebbe compiuto altre gloriose trasvolate raggiungendo le terre del Nuovo Continente, aprendo definitivamente la strada allo sviluppo del volo commerciale oltreoceano. Purtroppo quegli anni di gloria sarebbero presto piombati in un profondo ed agghiacciante periodo di guerra che l’aviatore Alberto Giacomino visse dall’inizio alla fine.

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