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Borgosesia: riflessioni interculturali al femminile per la festa della donna

Tra il pubblico aleggiava una spumeggiante aria di festa

Sabato 9 marzo, alle ore 21, il Centro Sociale di Borgosesia, in Via Giordano, messo a disposizione dal Parroco, Don Ezio Caretti, era gremito. Tra il pubblico aleggiava una spumeggiante aria di festa, profumi deliziosi solleticavano il palato, mentre gli occhi erano attirati da una serie di quadri disposti intorno alla postazione dei relatori. C’era molta attesa per questa serata al femminile, fatta di storie, testimonianze, opere d’arte, realizzate da studentesse del Liceo Artistico D’Adda di Varallo, che sono state presentate dall’insegnante Laura Brambilla e da Luisa Scarati.

Silvia Scarati, Presidente dell’Associazione Eufemia, che fa parte del progetto dello Sportello FReND (finanziato dal bando 8 per 1000 della Caritas di Novara, attivato dal 14 febbraio a Borgosesia) ha portato il saluto degli organizzatori: l’Associazione FAST, Facciamole Studiare, di cui è Presidente Maria Rosa Pantè, e Cireseui – Osservatorio sull’interculturalità in Valsesia, di cui è presidente Elena Orsolano, i due Centri Culturali Islamici di Varallo e di Borgosesia e la Caritas delle due cittadine valsesiane. Dopo aver sottolineato che l’umanità è una sola e che i pensieri sono gli stessi, formulati a diverse latitudini del pianeta e che le donne insieme possono fare molto, ha raccontato una storia vera dal sapore di fiaba: “Un filo d’oro”, la storia di un ragazzo africano che dopo molti viaggi, difficoltà e peripezie riesce a ritrovare la speranza, materializzata in un permesso lavorativo, ottenuto grazie agli amici valsesiani, ma soprattutto all’intervento provvidenziale di una persona che doveva un favore a sua madre e riesce a fargli avere in tempi brevissimi il passaporto.

Questo incontro interculturale era nato da un’idea di Zeinab Gad-Allah, studiosa e insegnante di arabo, attiva all’interno del Centro Culturale Islamico di Varallo, che si impegna a spiegare cosa sia davvero l’Islam, sfatando molti luoghi comuni presenti nei mass media, che continuano ad alimentare pregiudizi. “Abbiamo un’origine comune, uomini e donne, discendiamo da Adamo ed Eva e quindi abbiamo la stessa importanza e dignità di fronte a Dio”: la donna nel Corano viene citata quattordici volte, altrettante quelle dedicate all’uomo. Zeinab ha ricordato che la prima parola scesa del Corano sia un imperativo: “Leggi” ed un capitolo sia intitolato: “La penna e il calamaio”, perché la ricerca del sapere occupa un posto di primo piano tra i valori dell’Islam e l’educazione ed istruzione della donna rivestono un’importanza capitale: “La donna è la prima scuola per il bambino. Educare il figlio viene considerato più meritevole di donare l’elemosina”. Zeinab ha concluso il suo discorso parlando di libertà: “E’ legata al rispetto dei limiti di Allah e del buon comportamento verso se stessi e verso gli altri, perché ogni cosa che supera il proprio limite si muta nel proprio contrario”.

Laura Brambilla ha presentato i lavori delle studentesse: Maddalena, Stefania, Arianna, che racchiudevano significati molto profondi, dalla consapevolezza che la donna occidentale non indossa il velo, ma una maschera molto pesante, anche se invisibile, all’idea che una donna che non si ama è un burattino nelle sue stesse mani. Stefania ha illustrato le sue quattro opere legate alla consapevolezza che l’aspetto fisico è secondario rispetto alla percezione del sé e non può essere scalfita né dalla disabilità, né dalla lontananza da un presunto modello di bellezza, neppure da mutilazioni conseguenti alla malattia: “Comunque tutte queste donne non rinunciano ad essere femminili”. Luisa Scarati ha esposto opere legate alla terra e agli animali, proponendo il rispetto per ogni forma di vita, che merita sempre di essere valorizzata. Maria Rosa Pantè, Presidente di Fast e Giuliana Degasperis, una volontaria dello sportello Frend, hanno proposto due letture incentrate l’una sulla filosofa Ipazia, l’altra sul quotidiano conservare: frutti, ricordi, tradizioni, pensieri. Melai ha letto un suo pezzo dedicato a tutte le donne, Elena Orsolano, Presidente dell’Associazione Cireseui, ha ricordato che con questa serata si festeggia: “Una diversa femminilità valsesiana che parla tante lingue, con o senza il velo”. E’ stata lasciata a tutti i presenti la possibilità di intervenire per allargare il dialogo e coniugare le varie arti con questo momento di festa e di incontro.

Al termine della serata è stato offerto un rinfresco preparato dalle donne, arricchito da cibi tipici delle varie tradizioni culturali: la serata è servita per far parlare le donne, ma soprattutto per far emergere la necessità di una nuova cultura del rispetto e della comprensione reciproca.

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