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Borgosesia: castelli, ricetti e rocche all’Unitre

Ne ha parlato Franco Dessilani

Si è tenuto un nuovo appuntamento con l’Università della Terza Età. Nel salone del Centro Sociale di via Giordano Franco Dessilani ha tenuto una lezione di storia locale, dal titolo «Ricetti, castelli e rocche del Vercellese e Novarese».
Numeroso e attento il pubblico intervenuto, che ha potuto così approfondire le conoscenze sulle costruzioni tipicamente medievali delle nostre province.
«Quella di oggi sarà una lezione che ci aiuterà a rivedere il concetto di Medioevo» ha detto Dessilani. «Questo periodo storico viene di solito indicato come “periodo buio”, ma non è stato affatto così. Pensiamo per esempio al campo artistico. Senza il Medioevo non ci sarebbero i capolavori di Giotto, né gli scritti di Dante Alighieri. Nel Medioevo è nato il canto gregoriano, per volere di San Gregorio, che gli diede il nome. E come non pensare alla religione e a grandi santi nati e vissuti in questo periodo, da Francesco d’Assisi e Tommaso d’Aquino. Insomma, al Medioevo si devono grandi cambiamenti della nostra storia, tra cui appunto la nascita dei castelli».
Dessilani ha spiegato, con il supporto di una serie di immagini, come il castello medievale sia piuttosto diverso da quello che noi tutti vediamo nel nostro immaginario collettivo: «Nella nostra immaginazione, i castelli sono quelli delle fiabe o di ispirazione disneyana, con guglie, torri affusolate, tetti a punta, un po’ come il castello della Bella Addormentata. Il primo esempio che balza alla mente pensando a questo è il famoso Catello di Ludwig in Baviera, in tutto simile a quello delle principesse fiabesche, ma nella realtà storica il castello è nato ed era una costruzione a scopo difensivo, atta a proteggersi dalle invasioni e dagli attacchi dei popoli nemici, essendo il Medioevo un periodo comunque non particolarmente tranquillo, anzi. Il documento più antico che abbiamo e che parla di castelli risale al 911, ed è una richiesta di permesso per la costruzione del castello di Galliate, con lo scopo di proteggersi dalle invasioni degli Ungari, una popolazione barbarica. Essendo opere con scopo difensivo, per poterne avviare la realizzazione si doveva chiedere una sorta di autorizzazione al sovrano locale. In questo senso, abbiamo molti più documenti e fonti scritte riferite alla zona di Novara piuttosto che nel Vercellese, di cui abbiamo meno notizie storiche».
La relazione è proseguita con spiegazioni su come i castelli siano nati dapprima come forti per la difesa dei territori e dei popoli, e come solo in seguito la loro funzione si sia evoluta in abitazioni fortificate per nobili e cavalieri.
Si è parlato anche di ricetti, ovvero borghi recintati da mura e torri, sempre con lo scopo di proteggere gli abitanti, e di rocche, presidi fortificati costruiti su alture per presidiare un territorio e poterlo controllare da una posizione privilegiata.
Insomma, una giornata dedicata alla storia dei nostri territori che ha riscosso notevole successo.
Il prossimo appuntamento con l’Università della Terza Età sarà mercoledì 6 febbraio (dalle 15,30 alle 17,30 sempre al Centro sociale): Patrizia Politi parlerà di Antropologia portando la relazione dal titolo «Il Male in noi, uno sguardo nell’abisso».

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